Il cardinale Zuppi guida la preghiera per la pace in Ucraina

Il cardinale Zuppi guida la preghiera per la pace in Ucraina

L’ambasciatore Yurash in Basilica davanti a San Francesco

 Una celebrazione solenne ha riunito questo pomeriggio la comunità ucraina nella chiesa superiore della Basilica di San Francesco, dove il cardinale Matteo Zuppi ha presieduto il rito eucaristico per invocare la fine del conflitto. L’iniziativa, organizzata dall’Ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede in occasione della venerazione delle spoglie mortali del Santo Patrono d’Italia, ha visto la partecipazione di circa settanta pellegrini giunti da diverse regioni.

Il significato profondo dell’incontro

Frate Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, ha aperto la cerimonia con un caloroso benvenuto ai presenti, sottolineando il valore universale della preghiera corale. L’alto numero di sacerdoti ucraini concelebranti ha testimoniato la volontà di unire le voci in una supplica collettiva che abbraccia tutte le nazioni segnate dalla violenza. L’intercessione del Poverello d’Assisi diventa così veicolo per affidare al Creatore le sorti dell’intera umanità, in un momento storico particolarmente complesso.

L’atmosfera raccolta della basilica ha fatto da cornice a un momento di intensa spiritualità, dove il dolore per la guerra si è trasformato in speranza condivisa. I fedeli, molti dei quali con familiari direttamente coinvolti nel conflitto, hanno partecipato con commozione alle diverse fasi della liturgia, ritrovando nella fede un sostegno concreto.

Il messaggio del cardinale

Durante l’omelia, l’Arcivescovo di Bologna ha richiamato i presenti alla necessità di riscoprire la fraternità universale, superando ogni divisione. Le parole di Francesco d’Assisi, ha spiegato, continuano a risuonare nei secoli non perché offrano soluzioni tecniche ai problemi, ma perché indicano la strada autentica per raggiungere la vera armonia tra i popoli.

Il presidente della Cei ha incoraggiato i fedeli a non temere il confronto con l’altro, ricordando che ogni conflitto porta con sé una dimensione fratricida da cui è necessario prendere le distanze. La figura del Santo umbro, ha aggiunto, rappresenta un faro capace di illuminare anche le situazioni più oscure, offrendo strumenti per costruire ponti invece di innalzare muri.

L’esigenza di un dialogo sincero e costruttivo è emersa con forza dalle parole del porporato, che ha invocato un’architettura di pace basata sul reciproco riconoscimento di diritti e doveri. Solo attraverso un confronto autentico, ha sottolineato, si potranno gettare le basi per una stabilità duratura nel cuore dell’Europa.

La presenza diplomatica

Alla celebrazione ha preso parte l’ambasciatore Andrii Yurash, che al termine del rito ha rivolto un saluto all’assemblea esprimendo profonda gratitudine per l’opportunità offerta. Il diplomatico ha definito l’esperienza vissuta nella basilica come un dono inestimabile, capace di infondere nuova speranza in un momento particolarmente difficile per la sua nazione.

La rappresentanza del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede era ampia e qualificata, con la presenza degli ambasciatori di Ghana, Guatemala, Honduras, Italia, Slovenia e Uruguay. Hanno inoltre partecipato i rappresentanti di Paraguay, Haiti e Belgio, insieme al vescovo della Chiesa ucraina greco-cattolica, Grigori Komar, testimoniando l’ampio sostegno internazionale alla causa della pace.

Il messaggio dell’ambasciatore Yurash ha toccato corde profonde, richiamando il valore universale della testimonianza francescana come simbolo eterno di amore tra i popoli. La possibilità di pregare davanti alle spoglie del Santo, ha spiegato, insegna che una pace giusta non rappresenta un traguardo irrealistico, ma un obiettivo concretamente perseguibile.

Il gesto conclusivo

Al termine della funzione religiosa, la delegazione ucraina ha voluto omaggiare il cardinale Zuppi e frate Marco Moroni con due opere dell’artista Petrice Svitlana Dudenko. I dipinti, carichi di significati simbolici, rappresentano il legame profondo tra il popolo ucraino e la figura di San Francesco, uniti nella comune aspirazione a un futuro di riconciliazione e armonia.

L’iniziativa di oggi si inserisce nel più ampio contesto delle manifestazioni promosse dalla comunità ucraina in Italia per ricordare il quarto anniversario dall’inizio del conflitto. La scelta di Assisi come luogo simbolo di pace non è casuale: la città serafica rappresenta da secoli un punto di riferimento per quanti credono nella possibilità di un mondo senza armi.

La preghiera corale ha attraversato le diverse tradizioni liturgiche, unendo rito latino e bizantino in un abbraccio che supera le differenze confessionali. I canti eseguiti dalla schola hanno accompagnato i momenti salienti della celebrazione, creando un’atmosfera di raccoglimento e meditazione profonda.

All’uscita dalla basilica, molti pellegrini si sono trattenuti in preghiera davanti alla tomba del Santo, prolungando un momento di intimità spirituale destinato a lasciare un segno nei cuori. La speranza è che da questa giornata possa nascere un rinnovato impegno per la pace, capace di coinvolgere non solo i credenti ma tutti gli uomini di buona volontà.


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