Emergenza freddo, posti letto a Casa Papa Francesco

 
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Emergenza freddo, posti letto a Casa Papa Francesco

Emergenza freddo, posti letto a Casa Papa Francesco Natale è festa di gioia, di pace e soprattutto di speranza. Quella luce di speranza si è accesa negli occhi di tanti bambini e di tanti genitori, che giovedì 20 dicembre hanno accolto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino e il direttore della Caritas diocesana Maurizio Biagioni, in visita agli ospiti delle diverse strutture di accoglienza, tra cui Casa Papa Francesco che apre le porte ai senza tetto in questi giorni di emergenza freddo.

Monsignor Sorrentino ha rivolto a tutti parole di speranza, di umanità, invitando ad accogliere con cuore aperto l’unico Dio, ad aiutarsi vicendevolmente, proprio come fecero i primi cristiani con quello spirito di reciproca fratellanza. “Le povertà – ha ricordato il vescovo – sono ormai diverse e molteplici.

Ai drammi causati dalle guerre, che provocano oltre a morte e distruzione, migliaia di profughi e rifugiati, si affiancano le nuove povertà generate dalla crisi economica, occupazionale, abitativa. Persone che rischiano in poco tempo di ritrovarsi ai margini della società, in una condizione di povertà che oltre ad essere economica è soprattutto morale, spirituale e rischia di portare all’isolamento. Avere vicino una rete che supporta, aiuta – ha sottolineato monsignor Sorrentino – è davvero qualcosa di straordinario, quasi rivoluzionario che lenisce tante sofferenze”.

La visita è partita dal centro di Assisi dalla Casa della Misericordia, che è stata messa a disposizione della Caritas diocesana nel 2016 dalle Suore francescane Figlie della Misericordia (suore spagnole). Attualmente la struttura ospita dodici rifugiati provenienti dall’Eritrea: due famiglie con otto minori, arrivati lo scorso giugno grazie ai corridoi umanitari organizzati da Caritas italiana. A due passi dalla Basilica di San Francesco c’è la struttura delle Suore francescane missionarie del Giglio che da sempre hanno offerto grande collaborazione nell’accoglienza dei rifugiati e che ora ospitano una famiglia con una mamma e tre bimbi.

Dopo aver lasciato il centro storico, la visita è proseguita nelle strutture di Santa Maria degli Angeli. Alla Madonnina c’è un nucleo familiare proveniente dal Marocco formato da genitori e sei figli, di cui uno maggiorenne, ed una ragazza peruviana. A Casa Papa Francesco, quella a due passi dalla stazione ferroviaria dove pranzò il Pontefice nella sua prima visita in Assisi, vivono invece uomini con gravi disagi abitativi ed economici.

E’ stata la prima struttura aperta dalla Caritas diocesana negli anni ‘90 ed oggi è una casa di prima accoglienza riservata a uomini soli. Dal 2014 nella struttura vive una fraternità di frati minori che seguono gli ospiti dando sostegno spirituale. Inoltre, insieme agli operatori, costruiscono dei progetti individuali. Ed è qui che, per far fronte all’emergenza freddo, sono a disposizione 7 posti letto per senza tetto.

“Si tratta di un primo segnale di aiuto – ha spiegato il direttore della Caritas Biagioni – che non ha la presunzione di essere né esaustivo, né risolutivo, ma che vuole essere soprattutto un punto di partenza di fronte alle necessità impellenti di tante persone in situazioni a dir poco complicate.

A questo proposito la Caritas diocesana si rende assolutamente disponibile a collaborare con tutti coloro che, a vario titolo e sotto varie forme, sono impegnati a dare risposte concrete per non lasciare nessuno per strada”. (Per segnalazioni e informazioni è possibile contattare la Caritas diocesana allo: 075/8155296 o via mail all’indirizzo segreteria@assisicaritas.it).

L’ultima struttura visitata è stata la Casa Pace e Bene, che ospita quattro ragazze eritree arrivate sempre con i corridoi umanitari, una ragazza madre italiana con sua figlia, e una famiglia venezuelana composta dai genitori e tre figli minori. La visita si è conclusa all’interno della struttura con una cena, a cui sono stati invitati tutti gli ospiti delle varie case di accoglienza organizzata con l’aiuto delle famiglie tutor di corridoi umanitari.

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