Giorno della Memoria: da Assisi un messaggio forte, contro tutti gli orrori

 
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Giorno della Memoria: da Assisi un messaggio forte, contro tutti gli orrori

Giorno della Memoria: da Assisi un messaggio forte, contro tutti gli orrori

Domani, 27 gennaio, si celebra il Giorno della Memoria per ricordare gli orrori dell’Olocausto. Una ricorrenza che da quando è stata istituita, nel 2000, intende commemorare le vittime della Shoah e delle leggi razziali italiane, e tutti coloro che si sono prodigati per la salvezza di innocenti. Ma vuole anche essere un riconoscimento pubblico e collettivo di una tragedia immane di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha collaborato fattivamente.

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Recuperare la memoria di quel tempo non riguarda soltanto il popolo ebraico, ma l’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possono e si debbono trarre insegnamenti, e significa soprattutto capire cosa accadde, di chi furono le responsabilità e le complicità. Non basta limitarsi all’indignazione e rinnovare la denuncia contro i crimini nazisti, questo è sacrosanto perché sono accaduti fatti terribili e disumani, ma in questo Giorno si deve andare oltre, si deve riflettere profondamente su cosa è avvenuto in quei campi di concentramento, sulle ragioni di una barbarie senza precedenti.

Il 27 gennaio non è un giorno di sole celebrazioni, deve essere un giorno di riflessioni, di analisi, di studio del passato. Sarebbe utile introdurre nelle scuole una materia tipo “lezione sull’Olocausto” perché si può ripartire solo dagli studenti, dalle giovani generazioni.

Ognuno, poi, nel proprio ambito ha il dovere di contribuire a far sì che non cada mai l’oblio sui genocidi, sulle persecuzioni, sulle guerre.

Come amministrazione ci siamo impegnati, già l’anno scorso, il 14 febbraio, a far approvare in consiglio comunale, all’unanimità, un atto importante e significativo: il conferimento della cittadinanza onoraria per la pace a tutti i sopravvissuti italiani alla Shoah, cioè coloro che sono tornati dai campi di sterminio con la seguente motivazione: “ La Città di Assisi conferisce  la Cittadinanza onoraria per la Pace ai sopravvissuti italiani  alla Shoah, che subirono, ancora bambini, l’odio cieco delle leggi razziali e l’orrore dei campi di sterminio; e continuano oggi ad essere memoria viva, con la testimonianza e l’esempio di vita, affinché  non si ripetano mai più tali indicibili crudeltà.

Coloro che sono ancora oggi testimonianza vivente della immane tragedia delle persecuzioni razziali, e, contro ogni incomprensibile negazionismo, si sono adoperati per custodire e divulgare  la memoria di questa dolorosa pagina della nostra storia.

Coloro che, pur portando nel corpo, nella memoria e nel cuore i segni dell’orrore vissuto, hanno promosso e diffuso i valori della fraternità, della tolleranza, del rispetto e dell’integrazione e combattono, con la testimonianza di vita e il racconto rivolto soprattutto ai giovani, il pericolo dell’indifferenza egoista.

Coloro che, avendo vissuto in prima persona la più efferata persecuzione, sono impegnati affinché le istituzioni siano vigili e sensibili ai temi del rispetto delle minoranze e della tolleranza tra popolazioni e religioni diverse e si adoperano instancabilmente nel chiedere, agli organi preposti, politiche attive per prevenire e debellare recrudescenze di antisemitismo e focolai di odio, intolleranza e discriminazione e per educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale.

La Città di Assisi conferisce la Cittadinanza onoraria per la Pace ai superstiti italiani dell’Olocausto, che con la propria testimonianza di vita, contribuiscono, ogni giorno, a coltivare la fraternità per costruire un futuro fatto di collaborazione e difesa dei più deboli, per crescere nel bene reciproco, per “dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace” per rendere il nostro Paese un luogo migliore”.

Un messaggio forte che è arrivato da una Città come Assisi a cui nel 2004 il presidente della Repubblica aveva conferito la Medaglia d’oro al merito civile per i tanti atti umanitari firmati da assisani, alcuni dei quali riconosciuti “Giusti tra le Nazioni”.

Resterà nella storia il grande esempio di tanti concittadini benemeriti che durante il secondo conflitto mondiale misero in salvo circa 300 ebrei, arrivati ad Assisi dopo l’8 settembre del 1943. La storia della medaglia d’oro al merito civile, ripercorsa nel Museo della Memoria presso il Santuario della Spogliazione, è stata scritta  da tanti  religiosi: il vescovo Giuseppe Placido Nicolini, coadiuvato dal clero diocesano guidato dal canonico don Aldo Brunacci; la superiora delle Clarisse di San Quirico, suor Giuseppina Biviglia; la superiora delle suore Stimmatine, suor Ermella Brandi; il frate minore padre Rufino Niccacci, padre guardiano del convento di San Damiano; padre Michele Todde, frate conventuale del Sacro Convento di Assisi, che nascose gli ebrei nei sotterranei e sul campanile di San Francesco. Da tanti laici come i tipografi Luigi e Trento Brizi, che nel loro laboratorio di piazza Santa Chiara stamparono centinaia di documenti  d’identità falsi che permisero di salvare decine di famiglie nascoste nei conventi; l’artista assisano Maceo Angeli e molti altri.

Fondamentale fu la complicità dell’allora podestà Arnaldo Fortini, oltre che del colonello medico tedesco Valentin Muller e di due ufficiali – il colonnello  Paolo Gay e il tenente Antonio Podda. L’organizzazione clandestina di Assisi era in stretto collegamento con la Curia di Firenze, dove il cardinale Elia Dalla Costa chiese al grande Gino Bartali, di venire ad Assisi per prendere i documenti falsi per gli ebrei nascosti nel capoluogo toscano e “Ginettaccio”, fingendo di allenarsi, con la sua fama, riuscì a passare i posti di blocco dei tedeschi che non trovarono mai quei documenti falsi, nascosti nella canna della sua bicicletta.

Il vescovo Nicolini, don Aldo Brunacci, suor Giuseppina Biviglia, suor Ermelita Brandi, padre Rufino Nicacci, Luigi e Trento Brizi, Gino Bartali sono stati nominati “Giusti tra le nazioni”, presso lo Yad Vaschem di Gerusalemme.

In questa occasione voglio anche ricordare che il 13.06.2018 è stata deliberata l’adesione della Città di Assisi  all’Associazione “Città per la Fraternità” e il 27.11.19 è stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale, l’impegno a  sostenere il percorso della commissione  del Senato della Repubblica contro il razzismo e l’antisemitismo e in particolare  a coltivare la memoria  contro tutti i totalitarismi,  contro i crimini compiuti nelle guerre, contro le leggi razziali, contro la persecuzione degli ebrei e in ricordo della Shoah, dell’esodo di Giuliano-Dalmati,  dei massacri delle Foibe, e di ogni altro eccidio a danno di innocenti ed indifesi, collaborando con le associazioni, per la tutela e la valorizzazione della memoria, aiutando la ricerca storica, lo studio della storia contemporanea e l’educazione alla cittadinanza nelle scuole, in particolare attraverso la memoria dei sopravvissuti.

Questi atti del consiglio comunale sono esempi di buona politica, sono segnali che vanno nella direzione di ribadire che su certi temi non ci possono essere divisioni o polemiche, che il recupero la memoria deve appartenere a tutti, che dalla città di San Francesco si deve alzare sempre e soltanto la voce della pace.

Stefania Proietti

1 Commento

  1. Grazie Sindaca Stefania Proietti, ricordare non è mai abbastanza! Si può dimenticare pur avendo sotto i propri occhi scempi umanitari e non essere capaci di indignarsi, come accade oggi nel “civilissimo” mondo del 2021. Suscitare riprovazione per condizioni umani deprecabili è un dovere civile: perchè finché un solo uomo sarà offeso nella sua dignità, tutti gli uomini sono in pericolo. Laddove non si arriva a coglierlo nella sua totale nefandezza, occorrono gesti che risveglino la coscienza. Il suo è tra questi.

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