Piccolo Teatro degli Instabili Musella si fa incarnazione della verità
da Fulvia Angeletti
Musella si fa incarnazione della verità contenuta nelle parole; la perfezione della poesia è trasferita nella fonè dell’attore, potente e immaginifica, equilibrata e pulsante, che mostra l’anima umana, quella che Antonin Artaud diceva essere “una matassa di vibrazioni”. Ad amplificare il respiro vibrante della scena, la scelta degli strumenti musicali, percussioni e cordofoni, viatico di un’ esperienza tanto intima quanto collettiva: il senso d’intimità è percepito dal pubblico mentre l’attore si offre al rituale collettivo.
Bendato, si muove in sala affidandosi soltanto alle mani tese degli spettatori che vanno incontro alle sue. La tradizione poetica e teatrale napoletana si fonde con quella inglese, dando vita ad un nuovo codice.
Elemento, questo, che, ancora una volta, serve a consolidare la comunità teatrale costituita attorno all’universalità del messaggio raccontato: “l’ammmore nun’è ammore si subbeto se cagna […]/ no, l’ammore è nu faro fisso miez’o mare/ ca guarda ‘a tempesta ‘nfaccia e n’se ne fotte […]”.
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