Condanna per Fabbri, il gip afferma la colpa cosciente
Il gip di Firenze ha inflitto quattro anni, due mesi e venti giorni a Piero Fabbri, 58 anni, ritenuto responsabile di omicidio colposo aggravato per la morte di Davide Piampiano, il 24enne deceduto durante una battuta di caccia sul monte Subasio l’11 gennaio 2023. La decisione è arrivata al termine di una camera di consiglio protratta per diverse ore, chiudendo un procedimento celebrato con rito abbreviato e seguito con attenzione sia dagli ambienti giudiziari sia dalle comunità umbre coinvolte emotivamente nella vicenda.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, Fabbri avrebbe esploso il colpo che raggiunse il giovane durante una fase della battuta caratterizzata da scarsa visibilità e da una gestione ritenuta imprudente delle distanze e delle traiettorie di tiro. La sentenza riconosce l’aggravante della colpa cosciente, elemento che ha inciso in modo significativo sulla quantificazione della pena, portandola leggermente oltre i quattro anni richiesti dal pubblico ministero nell’ultima udienza.
Il difensore dell’imputato, l’avvocato Luca Maori, ha definito il verdetto “una sentenza giusta per un fatto colposo”, sottolineando come il tribunale abbia escluso il dolo eventuale, ipotesi sostenuta dai legali della famiglia Piampiano. La mancata accoglienza di questa impostazione giuridica rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della decisione, poiché avrebbe comportato un inquadramento radicalmente diverso della responsabilità e una pena potenzialmente molto più severa.
La morte di Piampiano aveva scosso profondamente la comunità assisana, generando un dibattito acceso sulla sicurezza nelle attività venatorie e sulla necessità di controlli più stringenti. Nel corso del processo sono stati ripercorsi i momenti che precedettero lo sparo, con testimonianze e perizie tecniche volte a chiarire dinamiche, posizioni e margini di prevedibilità dell’evento. Il giudice ha ritenuto che Fabbri, pur non volendo provocare alcun danno, avesse accettato il rischio di un esito tragico, agendo con un livello di consapevolezza sufficiente a configurare la colpa aggravata.
La sentenza chiude una fase giudiziaria complessa, ma non mette fine al dolore della famiglia del giovane, che attendeva un riconoscimento più severo della responsabilità. La difesa di Fabbri valuterà ora se proporre appello, mentre la procura si riserva eventuali iniziative dopo il deposito delle motivazioni. Il caso resta emblematico per il modo in cui intreccia errori umani, dinamiche di gruppo e fragilità delle pratiche venatorie, riportando al centro dell’attenzione pubblica la necessità di prevenzione e formazione per evitare tragedie analoghe.

Commenta per primo