Lampada Pace a Re Abdullah II e Rania, discorso Padre Mauro Gambetti

 
Chiama o scrivi in redazione


Frati Assisi, padre Gambetti: Papa ad Assisi per una nuova economia nel nome di san Francesco
Credit Sacro Convento di Assisi

Lampada Pace a Re Abdullah II e Rania, discorso Padre Mauro Gambetti

Maestà Re Abdullah II, Regina Rania, Cancelliera Merkel, Presidente Tajani, Presidente Conte, Signori cardinali e vescovi, autorità civili e militari, amici e giovani qui presenti, accogliete il saluto di Frate Francesco: il Signore ti dia pace! Come narra il cronista Giacomo da Vitry in una lettera del 1220, Francesco d’Assisi volle recarsi, intrepido e munito solo dello scudo della fede, nell’accampamento del Sultano d’Egitto, Mailk al-Kāmil, che era impegnato a Damietta nel quadro dello scontro armato che vedeva contrapposti cristiani e musulmani. Fra Giordano da Giano, coevo di Francesco, narra che il Poverello di Assisi fu accolto onorevolmente e fu curato molto umanamente nella sua malattia. Non si sa che cosa si dissero Francesco e Mailk al-Kāmil. Tuttavia, essi sono silenziosi testimoni del potere benefico della parola che costruisce ponti e crea un’esperienza autentica di dialogo, una prossimità in grado di reindirizzare le vite, di superare le differenze, di puntare alla profondità dei sogni comuni, per promuovere la pace e la comunione. Sappiamo che Francesco portò con sé il dono di un corno, che ancora conserviamo, e in cuore quell’incontro, come si evince dai suoi scritti (cf. Lettera ai reggitori dei popoli; Regola non bollata, XVI).

Ad ottocento anni di distanza da quell’episodio, noi abbiamo chiesto al Re Abdullah II Ibn Al Hussein, membro degli Hashemiti, la famiglia reale di Giordania più antica del mondo islamico, di accettare un nostro riconoscimento. Come nel 1219 si trovarono di fronte due uomini molto diversi, ma tanto prossimi, così crediamo accada oggi in questo nostro incontro. Francesco, recandosi nei luoghi di conflitto, era animato dalla fede in Gesù, e di Gesù incarnava lo stile mite e umile, facendosi – come scrive nella Regola non bollata – soggetto “ad ogni creatura umana per amore di Dio” (XVI, 6). Mailk al-Kāmil, come attestano le fonti, si distinse per umanità e benevolenza, che emergono dalla sua riflessione su una pace duratura e sui mezzi per raggiungerla e dal modo con cui trattò i “nemici cristiani” – li sconfisse, ma ebbe cura dei malati e dei feriti ed approvvigionò l’esercito crociato allontanato nel 1221 da Damietta.Sua Maestà è dedita alla promozione dei diritti umani e dell’armonia interreligiosa, si adopera per la riforma dell’istruzione e per la tutela della libertà di culto, ed è impegnata strenuamente per offrire un rifugio sicuro a milioni di profughi.

Grazie Maestà! Grazie Giordania! Ci sentiamo onorati di accogliere Lei e la Regina di Giordania nella casa di frate Francesco ed affidare a Vostra Maestà la “Lampada della Pace”.

Noi siamo stati colpiti dalla Vostra guida illuminata e da alcune Vostre parole e gesti. Oltre a quanto richiamavo poc’anzi, sappiamo che Lei ha lavorato per la tolleranza e l’unità nel mondo islamico segnato da differenti correnti teologiche ed ha chiarito che essere musulmani significa innanzitutto mettere in pratica quanto è scritto nel Corano: “Nessuno ha fede fino a quando non ama per il suo prossimo ciò che ama per se stesso”. Come Lei ebbe a ricordarci nel 2015 durante il Suo discorso al Parlamento europeo, un vero musulmano da sempre impara il rispetto e la cura per gli altri, per le cose degli altri e per l’ambiente.  E il saluto che attingete dalla Vostra fede in Dio compassionevole e misericordioso – As-salāmu alaikum, cioè l’auspicio che l’altro sia benedetto con la pace – si incontra con quello che Francesco d’Assisi attinge dal Vangelo.

Grazie, Maestà!

Grazie anche per la proposta di cooperazione contro il male basata sui comandamenti dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Grazie per aver cercato fin dal 2007 “Una parola comune tra noi e voi”. È quanto hanno promosso di recente Sua Santità Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, sottoscrivendo il documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. Grazie, poi, per aver sottolineato l’imperativo morale di promuovere e comprendere i valori di pace insiti in tutte le religioni ed aver portato all’attenzione dei rappresentanti delle Nazioni Unite la necessità che tutte le persone di buona volontà, con o senza fede, collaborino per diffondere la convivenza pacifica e l’armonia per Amore del Bene e per Amore del prossimo.

Dio Vi benedica! Grazie, infine, per la cura dei siti sacri, musulmani e cristiani. Tra questi ultimi, mi piace menzionare il luogo del battesimo di Gesù, situato nella Valle del Giordano, a nord del Mar Morto, visitato anche da Papa Francesco nel 2014, ora riconosciuto patrimonio dell’umanità.

Il luogo ricorda l’episodio in cui Gesù scese nelle acque del Giordano per ricevere il Battesimo da Giovanni. Egli si metteva così in compagnia dei peccatori, di tutti gli uomini e di ciascun uomo, perché su tutti e a vantaggio di tutti risuonasse dal cielo la parola che indicava il suo mistero: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. (Mt 3, 17)

Noi crediamo fermamente di essere stati accolti da Dio nella nostra miseria. Per questo vogliamo essere come Lui, accoglienti. Non agisce in nome di Cristo chi provoca morte intorno a sé, sopprimendo la vita nascente, producendo armi o usandole per uccidere, distruggendo l’ambiente. Non può dirsi cristiano chi è corrotto o corrompe, chi rifiuta l’altro o lo viola, e non opera per costruire l’unità della famiglia umana, nel rispetto delle differenze. Non opera a nome dei cristiani chi promuove la divisione e lo scontro tra le razze e le culture, favorendo nei popoli e nella vita sociale l’egoismo e la diffidenza.

Due anni fa consegnammo la “Lampada della pace” all’allora Presidente Santos, esprimendo l’augurio che la Colombia potesse costruire una pace stabile, fondata sull’Amore reciproco vissuto con mitezza e umiltà di cuore, capace di perdonare le colpe gli uni degli altri. Lo scorso anno dando la Lampada alla Cancelliera Merkel, auspicammo la costruzione di un’Europa unita e plurale; e ancora oggi siamo convinti che il nostro continente non possa abdicare a questa sua vocazione e cedere ad illusorie quanto malsane aspirazioni sovraniste.

Quest’anno, nell’offrire a Lei la “Lampada della Pace”, vorremmo perpetuare la memoria degli incontri benefici e luminosi avvenuti nella storia dell’umanità e rendere visibile l’azione amorosa che il nostro Dio, il Misericordioso e il Sommo Bene, continua ad operare. Per questo, affidiamo anche a Lei il sogno della fraternità universale che, assieme ai nostri illustri ospiti, Le chiediamo di promuovere ancora presso le Nazioni Unite. Siamo certi che un giorno la pace e il bene trionferanno!

Grazie per il Vostro impegno. Benedetto Dio, ieri, oggi e sempre.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*