Maurizio Mastrini celebra il millesimo concerto ad Assisi

Maurizio Mastrini celebra il millesimo concerto ad Assisi

Un album autobiografico tra jazz e tradizione sudamericana

Il millesimo concerto che trasforma la musica in memoria

Nella chiesa di Santa Caterina all’interno del Nun Assisi Relais & Museum, il pianista umbro ha segnato un momento storico della propria carriera artistica. Non si è trattato di un semplice concerto, bensì di un evento capace di fondere spiritualità e linguaggio sonoro in un’esperienza profondamente umana. La presentazione ufficiale dell’album “Capelli” e del brano “Tango Clandestino” ha catturato il pubblico in un’atmosfera dove ogni nota rappresentava un frammento di autobiografia.

Il traguardo raggiunto in poco più di dieci anni di carriera riflette un’intensità raramente riscontrabile nel panorama musicale italiano. La scelta della location non è casuale: uno spazio dove la bellezza architettonica si coniuga con la ricerca spirituale, uno dei caratteri distintivi dell’opera di Mastrini.

Un omaggio al Pontefice attraverso il suono

La data del 21 aprile ha acquisito significato ulteriore per la coincidenza con il primo anniversario della scomparsa di Papa Francesco. Il compositore ha dedicato uno dei momenti più intensi della serata a questa memoria, trasformando il dolore collettivo in espressione musicale. “Tango Clandestino” nasce dalla notte dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, il 13 marzo 2013, quando Mastrini ha composto il brano in una sorta di flusso creativo spontaneo. Oggi quell’intuizione ritorna in una nuova versione all’interno del disco “Capelli”, stabilendo un dialogo ideale tra l’Umbria francescana e l’anima argentina del Pontefice.

L’autoritratto sonoro e il significato del titolo

L’album rappresenta molto più di una raccolta di composizioni. Si tratta di un vero e proprio autoritratto, un percorso introspettivo che attraversa il minimalismo contemporaneo, le suggestioni del Sudamerica e le atmosfere jazz. Ad accompagnare il pianista, l’Orchestra Sinfonica della Felicità diretta da Roberto Marino e Paolo Scibilia, con Andrea Valentini alla regia, creando una sinergia dove i linguaggi musicali si intersecano armonicamente.

Il brano “Capelli” rappresenta il cuore pulsante del progetto. Non si tratta di un titolo casuale o di un’affettazione estetica. Secondo le parole dello stesso Mastrini, il significato affonda le radici in un momento cruciale dell’adolescenza: quando a tredici anni si trovò espulso dalla propria zona di comfort, i capelli diventarono simbolo di rifugio dal mondo esterno. Questa confessione musicale, accolta da applausi scroscianti dal pubblico, rivela la profondità autobiografica che permea l’intero progetto discografico.

La rivisitazione del pianoforte come strumento vivo

Mastrini continua a stupire il panorama musicale contemporaneo con la sua rivoluzione del rapporto tra pianista e strumento. Il pianoforte non rappresenta più una semplice tastiera, bensì un corpo vivo e plastico della creazione sonora. Elastici, pennelli, bacchette diventano estensioni del corpo artistico, trasformando l’esecuzione in un atto di creazione totale. Questa filosofia interpretativa attesta come lo strumento possieda infinite possibilità, ben oltre le convenzioni tradizionali.

Dedicazione e legami astrali

“El Toque”, dedicato a Diego Armando Maradona, incarna uno dei momenti più applauditi della serata. Il brano celebra il concetto del tocco, sia esso sulla palla da calcio che sulla tastiera del pianoforte. Emerge in questa composizione un legame suggestivo tra due talenti in campi diversi, arricchito da una curiosa affinità astrale: entrambi scorpioni con ascendente scorpione. Una coincidenza che Mastrini trasforma in metafora sonora, creando un ponte tra due universi apparentemente distanti ma uniti da una sensibilità artistica affine.

L’architettura compositiva del disco

Il percorso musicale si dipana attraverso una successione sapientemente orchestrata di composizioni. “Paris c’est l’amour” e “Monsieur Satie” evocano l’eleganza della capitale francese, mentre “El Cubano” esprime la libertà esplosiva delle sonorità caraibiche. “No Smoking” respira l’atmosfera dei jazz club americani, con un’evocazione nostalgica delle notti insonni passate in quegli spazi sacri alla musica improvvisata. “Stop” rappresenta l’energia dirompente, contrappuntata dai momenti di profonda introspezione di “Aria” e “Lacrima”. La progressione costruisce una narrazione sonora coerente, dove ogni brano occupa una posizione funzionale all’esperienza complessiva.

La conclusione epica

“Tango Clandestino” conclude il viaggio in crescendo emotivo, trasformandosi in tributo intenso e universale. Non rappresenta soltanto un omaggio al Pontefice scomparso, bensì una riflessione più ampia sul senso della memoria collettiva e sulla capacità della musica di attraversare confini geografici e culturali.

Con questo progetto, il pianista conferma la sua capacità di oltrepassare i confini della semplice esecuzione musicale, elevando ogni nota a racconto, ogni concerto a esperienza trasformativa. Ogni opera diventa un ponte ideale tra passato e presente, tra terra e dimensione spirituale, tra il profano e il sacro. Il millesimo concerto ad Assisi segna una tappa fondamentale in un percorso artistico in continua evoluzione, dove la ricerca sonora non conosce compromessi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*