Vandalismo sul Parco del Monte Subasio, Mignani (Lega) “Catturare risorse che promuovano iniziative culturali”

 
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Parco del Monte Subasio, Mignani (Lega) promuovere iniziative culturali

Vandalismo sul Parco del Monte Subasio, Mignani (Lega) “Catturare risorse che promuovano iniziative culturali”

di Francesco Mignani

Anche la sera del 10/8, notte di San Lorenzo, tante automobili sul Subasio e purtroppo tanti autisti indisciplinati a vedere le stelle cadere, con l’auto parcheggiata sopra i prati, anziché nelle vicine piazzole. Questa l’ennesima segnalazione di vandalismo sul Parco del Monte Subasio che in questi giorni gode di un ‘attenzione particolare, visto l’incontro per il protocollo di intesa tra i quattro comuni: Assisi (capofila), Spello, Valtopina e Nocera per la tutela, la gestione e la valorizzazione del Parco medesimo. Con questo importante atto amministrativo si attribuisce alla riserva naturale il ruolo e l’attenzione che merita sia a livello regionale che nazionale. Tutela, gestione e valorizzazione, saranno dunque passi importanti da affrontare da parte dei futuri amministratori associati per supportare progetti al fine di ricreare e migliorare le condizioni deficitarie in cui il Parco si trova. Sarà altresì importante capire la destinazione che tali interventi dovranno avere che non si dovranno limitare alla solo controllo ma anche alla sua valorizzazione turistica.

Ci sono azioni importanti tuttavia che precedono questo ultimo aspetto e che richiedono la massima attenzione, affinché il, parco sia dotato di quei servizi basilari da potersi definire tale ed avere le potenzialità di prodotto turistico, tra questi: il rifacimento della strada diventata oramai una mulattiera, il ripristino della delimitazione tra strada e prati, la sistemazione di buona parte della sentieristica, dello stato dei sentieri e dei tavoli per il ristoro, la riqualificazione dei rifugi, dei fontanili, la rivisitazione della convenzione in essere per il pascolo, il controllo selettivo degli animali selvatici e di quelli d’allevamento, la mancanza di fornitura elettrica, fotovoltaico ed acqua, la chiusura notturna del Parco.

Non si può d’altro canto non riflettere sulla presenza dell’uomo che se da un lato, fa osservare persone attente alla fragilità di questo ecosistema, dall’altro, come sopra citato, ci mostra, con i numerosi atti vandalici, quanto siamo lontani dalle elementari forme di educazione, di rispetto e di senso civico. Ritengo dunque che alla base di un potenziale sviluppo del Parco in termini di prodotto turistico, occorra pensare alle risorse, ma anche alle loro precisa destinazione, per non far cadere nel vuoti i tentativi di riqualificazione affinché non assumano le caratteristiche della classica imbiancatura di stagione.

Nonostante le premesse ritengo però che tutto questo non sia sufficiente. Che il Parco offra grandi potenzialità è una certezza, aggiungo però che oltre le intuibili attività outdoor, da strutturare anche in modo destagionalizzato, il parco debba essere considerato qualche cosa di molto di più di un semplice strumento di attrattività. A mio giudizio alla base di ogni intervento, ritengo opportuno che si facciano delle riflessioni sulle peculiarità di questo patrimonio verde, non solo di ordine ambientale e naturalistico ma considerando la sua dimensione antropologica e culturale. Infatti la zona presenta in sé delle memorie storiche, monumentali, religiose, di vita di genti e di tradizioni che affiancano il riferimento naturalistico e lo elevano al punto di coinvolgerci con grande profondità, sulla sua dimensione spirituale ed ascetica.

Spazi incontaminati dove corpo e spirito si riconciliano, crocevia di genti in cammino, cercatori di solitudini e di incontri, sede di insediamenti millenari e di leggende, risorsa di acque, di alimenti, di aria, luogo di socialità, di rifugio dell’anima e palcoscenico di stelle. Tutto questo, ma anche tanto altro è il Parco. Le antiche testimonianze umbre e romane, il Monastero benedettino, le carceri con le presenze francescane e chiariane, la Rocchicciola, gli acquedotti, i percorsi, i prodotti spontanei della terra, della flora e della fauna rappresentano un patrimonio inestimabile che lo rendono unico nel suo genere al quale potremmo attribuire un ruolo di sacralità. Gli amministratori firmatari del protocollo di intesa, conoscono molto di tutto questo ed avranno dunque grandi responsabilità sulle scelte della destinazione futura di un luogo che insiste su un territorio sito Unesco che è patrimoniale mondiale dell’umanità.

Per le ragioni espresse dunque ritengo che non si può assegnare al Parco solamente il semplice ruolo di prodotto turistico ed affidare allo stesso, parte del rilancio economico di Assisi e degli altri comuni aderenti. La fragilità e la forza, la bellezza e la componente mistica di questo ampio territorio piuttosto, devono diventare consapevolezza e responsabilità di tutti. Ritengo che il grande investimento iniziale pertanto debba concentrarsi, sulla realizzazione di strutture e servizi, ma anche nell’insistere in una opera di sensibilizzazione in cui educazione e rispetto del bene si accompagnino ad una crescita socio/culturale di tutta la comunità, dei futuri turisti e sopratutto dei giovani. La riserva naturale va protetta e rispettata e giustamente goduta, esattamente come ogni altro sito che ha assunto nel tempo l’appellativo di patrimonio mondiale.

Come le opere d’arte custodite nei musei di tutto il mondo, le riserve marine, habitat di numerose biodiversità protette, o come i monti sacri presenti nei cinque continenti, culla dell’essenza dello spirito di chi li venera, Il Parco del Monte di Assisi è e dovrà continuare ad essere un luogo di stupore e meraviglia per tutti, ma anche un elemento di appartenenza comunitario Questa a mio avviso è l’ottica in cui va pensato il parco e per la complessità delle finalità che si perseguono aggiungo che si potrebbe prevedere anche una forma di contributo economico da applicare esclusivamente ai turisti, residenti ed umbri esclusi.

Il fine sarebbe quello di catturare risorse per promuovere iniziative culturali: mostre, convegni, concorsi, percorsi tematici, visite guidate e di attivare forme di tutela, di promozione e coinvolgimento con le scuole e le associazioni del territorio. La possibilità di godere di una delle più belle meraviglie del mondo rappresenta dunque una opportunità, di sviluppo ma contemporaneamente una occasione di crescita collettività. Si auspica che in ciascuno di noi prevalga il senso identitario di una comunità che ha il dovere morale di sentirsi custode del Parco, lo dobbiamo a noi stessi e alle future generazioni. Agli amministratori il compito di lavorare affinché tutto questo diventi realtà.

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