I frati accolgono il nuovo vescovo con stima e fiducia
Il 25 marzo ha segnato una svolta nella vita religiosa e istituzionale della diocesi umbra. Mons. Felice Accrocca ha preso ufficialmente possesso della cattedra di Arcivescovo Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, una delle sedi episcopali più simbolicamente cariche d’Italia, radicata nel cuore del messaggio spirituale di Francesco d’Assisi.
La cerimonia di insediamento ha riunito fedeli, autorità civili e religiose in un contesto denso di significato storico. Assisi non è soltanto una diocesi tra le altre: è un luogo in cui la dimensione universale della fede cattolica incontra da secoli la tradizione minoritica, custodita e trasmessa dai frati del Sacro Convento che si erge sul colle sopra la tomba del Poverello.
La voce del Custode del Sacro Convento
In rappresentanza della comunità conventuale, fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, ha preso la parola per esprimere il saluto e la posizione dei frati nei confronti del nuovo presule. Le sue parole hanno delineato un ritratto articolato, lontano dalla retorica delle occasioni ufficiali, costruito su una conoscenza diretta e consolidata nel tempo.
«Come frati abbiamo il privilegio di conoscere e apprezzare mons. Accrocca da molto tempo», ha dichiarato fra Moroni, sottolineando come questo rapporto non nasca con l’insediamento ma affondasse le radici in anni di frequentazione intellettuale e umana. Il legame si è costruito anzitutto sul terreno degli studi francescani, ambito nel quale il nuovo arcivescovo ha dimostrato una preparazione che la comunità conventuale definisce «profondissima».
Studioso e pastore: un profilo composito
Non è banale che i frati abbiano scelto di aprire il proprio saluto con il riconoscimento del valore scientifico del presule. Il francescanesimo è una tradizione complessa, ricca di sfumature teologiche, storiche e agiografiche, che richiede a chi la approccia non soltanto devozione ma rigore metodologico. La comunità di Assisi, custode fisica e spirituale di quella tradizione, ha trovato in Accrocca un interlocutore capace di muoversi con padronanza in quel territorio, trasmettendo i contenuti con «chiarezza e particolare capacità divulgativa».
Questo secondo aspetto — la capacità divulgativa — merita attenzione. Non ogni studioso sa rendere accessibile la complessità. Accrocca, stando alla testimonianza dei frati, riesce a fare entrambe le cose: produrre conoscenza approfondita e portarla fuori dai circoli accademici, restituendola a un pubblico più ampio. Una qualità rara, preziosa in un vescovo chiamato a guidare una diocesi che ogni anno attira milioni di pellegrini da ogni parte del mondo.
Empatia e sensibilità pastorale
Accanto alla dimensione intellettuale, fra Moroni ha voluto tratteggiare anche la personalità umana del nuovo arcivescovo. Negli incontri avuti nel corso degli anni, i frati hanno potuto apprezzare la sua empatia nelle relazioni interpersonali, una qualità che nei contesti pastorali assume un peso specifico determinante. Un vescovo che sa ascoltare, che sa stare vicino alle persone prima ancora di parlare loro, è un pastore nel senso più concreto del termine.
La sensibilità pastorale di Accrocca viene letta dai frati come una conseguenza diretta e autentica del suo amore per Francesco d’Assisi e per la spiritualità che il Poverello ha incarnato e trasmesso. Non un sentimento generico, ma una fonte d’ispirazione che plasma il modo di essere prete, di essere vescovo, di porsi di fronte alle donne e agli uomini affidati alla propria cura.
Una diocesi di peso simbolico e pastorale
La diocesi che Felice Accrocca si trova ora a governare è una realtà complessa. Tre centri — Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino — con storie diverse, tessuti sociali differenti, esigenze pastorali specifiche. Assisi porta con sé il peso e la gloria di essere il luogo di nascita di uno dei santi più amati della storia cristiana, con tutto ciò che questo comporta in termini di presenza turistica, interfaccia con le istituzioni culturali, dialogo ecumenico e interreligioso.
Il Sacro Convento, in questo contesto, non è soltanto un monumento o una struttura religiosa. È un soggetto vivo, con una propria voce, una propria missione, un proprio rapporto con la città e con la diocesi. Il fatto che fra Moroni abbia parlato a nome dei frati durante la cerimonia di insediamento riflette questa relazione strutturata, fondata su una distinzione di ruoli ma anche su una volontà di collaborazione.
Un inizio sotto il segno della continuità spirituale
L’insediamento del 25 marzo non è soltanto un cambio di guida. È il momento in cui una comunità diocesana affida il proprio cammino a una persona precisa, con una storia, una formazione, una visione. Per Assisi, città che ha fatto della fedeltà a Francesco il proprio marchio identitario attraverso i secoli, la scelta di un vescovo profondamente radicato negli studi francescani e animato da una genuina devozione per quella spiritualità ha un significato che va oltre l’ordinaria logica delle nomine ecclesiastiche.
Fra Marco Moroni e la comunità del Sacro Convento hanno voluto dire ai fedeli e al mondo che riconoscono in Accrocca un uomo capace di raccogliere quell’eredità. Non per deferenza formale, ma per convinzione maturata nel tempo, attraverso incontri, letture, confronti. È il tipo di accoglienza che apre percorsi: non la porta chiusa del sospetto, non la porta spalancata dell’entusiasmo acritico, ma la soglia tenuta aperta dalla stima.

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