Due fratelli eritrei, ma sono 24, grazie Assisi per averci salvato la vita, ospiti Diocesi

Due fratelli eritrei, ma sono 24, grazie Assisi per averci salvato la vita, ospiti Diocesi

Due fratelli eritrei, ma sono 24, grazie Assisi per averci salvato la vita, ospiti Diocesi “Ci avete salvato, siamo molto felici di essere con voi. Non si può dimenticare ciò che avete fatto per noi. Essere qui rappresenta una nuova speranza, un nuovo inizio”. Sono queste le parole di uno dei 24 eritrei arrivati in Assisi e di cui si è fatta carico la diocesi attraverso i corridoi umanitari che, mercoledì scorso, hanno complessivamente portato in Italia 139 profughi provenienti dal Corno d’Africa. Alle loro spalle storie difficili, condizioni fisiche precarie, situazioni di disagio sociale, di povertà, guerra e disperazione di cui la diocesi di Assisi –  Nocera Umbra – Gualdo Tadino si è voluta far carico facendo forza sui soli contributi della comunità cristiana e della Caritas diocesana.

Desideriamo che gli amici eritrei trovino in mezzo

“Desideriamo che gli amici eritrei trovino in mezzo a noi non solo case, strutture e cibo, ma soprattutto cuori e famiglie – ha detto il vescovo monsignor Domenico Sorrentino nell’incontro di accoglienza di giovedì 28 giugno nella sala della Spogliazione – . Siamo felici che siano arrivati tanti bambini, che sono una speranza per tutti noi. Faremo il possibile perché la vostra permanenza in mezzo a noi sia bella. Il luogo in cui siamo è speciale: qui San Francesco si spogliò di tutti i suoi beni, perché voleva essere tutto per Dio e per i fratelli.

Noi crediamo alla Chiesa come famiglia

Grazie a voi – ha concluso – per essere venuti in mezzo a noi e grazie alle famiglie che si sono aperte a questo progetto, perché noi crediamo alla Chiesa come famiglia”. Lo stesso vescovo ha voluto accoglierne due in casa sua: Medhanie e Dejen, 2 fratelli eritrei abiteranno infatti stabilmente in Vescovado, proprio accanto alla sala della Spogliazione come era stato in passato per tre sorelle nigeriane.

Presenti a questo incontro l’equipe della Caritas diocesana e le operatrici delle case di accoglienza, le suore Francescane missionarie di Assisi, che accolgono uno dei nuclei e le famiglie tutor, che si occuperanno di accompagnare il percorso di integrazione sociale e di offrire una rete amicale di incontro e scambio culturale ai giovani profughi.

Nel suo intervento il direttore della Caritas diocesana, Maurizio Biagioni ha sottolineato che “pur senza conoscervi abbiamo sentito il calore della vostra presenza e amicizia, il calore che unisce l’umanità”. Suor Wilma Molinari, vicedirettrice Caritas, che li ha accolti all’aeroporto di Fiumicino, ha raccontato l’emozione dei primi momenti: “E’ impossibile descrivere quello che abbiamo vissuto. Ognuno di loro aveva al collo un cartellino col nome e la Diocesi di destinazione. Quello è stato il segno attraverso cui ci siamo riconosciuti. Assisi, un luogo che ci ha subito fatto sentire famiglia. Non c’era differenza tra chi accoglie e chi viene ospitato: eravamo un tutt’uno!”.

Leggi anche: Cristy, Hope e Favour, le tre sorelle migranti che vivono alla Curia vescovile di Assisi

Grande emozione è stata espressa anche dalle famiglie tutor, grate di far parte di un progetto di accoglienza e di reciproco scambio culturale attivato grazie al protocollo di intesa siglato dall’Italia (Ministero dell’Interno), dalla Cei (Conferenza episcopale Italiana), che agisce attraverso l’organismo della Caritas italiana e Fondazione Migrantes, e dalla Comunità di Sant’Egidio.
I corridoi umanitari dall’Etiopia, il programma di reinsediamento dalla Giordania e le recenti evacuazioni dalla Libia sono la testimonianza dell’impegno della Chiesa italiana per canali sicuri e risposte durature a protezione di profughi e migranti. Un impegno che è parte di un’azione più ampia in favore dei più fragili e dei meno tutelati, in Italia e nel mondo, senza distinzioni, resa possibile anche grazie a quanti continuano a sostenere la Chiesa con l’8×1000 e ne accompagnano il cammino quotidiano accanto ai più poveri.

 

1 Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*