Casa Papa Francesco per i poveri Intervista alla comunità dei frati minori

Casa Papa Francesco per i poveri Intervista alla comunità dei frati minori

Casa Papa Francesco per i poveri Intervista alla comunità dei frati minori

Dal mese di settembre del 2014, una piccola comunità di Frati Minori vive prestando servizio in una struttura di Santa Maria degli Angeli: andiamo a conoscerla. Attualmente ne fanno parte fr. Stefano Tondelli, fr. Danilo Cruciani e fr. Nazareno Romito.

Come nasce questa comunità? E come mai tre giovani frati vivono qui?
La fraternità “Casa Papa Francesco” nasce dopo che Papa Francesco, durante la visita del 4 ottobre 2013 ad Assisi, sceglie di pranzare non con le autorità, ma con i poveri al Centro di Prima Accoglienza Caritas di Santa Maria degli Angeli. L’anno successivo noi Frati Minori dell’Umbria ci siamo riuniti a capitolo e ci siamo interrogati su come rispondere alle provocazioni evangeliche del Papa, per non rischiare di essere ascoltatori indifferenti. Così nel dialogo è emerso che al Centro d’Accoglienza, già attivo da parecchi anni, c’erano alcune stanze disponibili, che in passato avevano accolto delle religiose; inoltre la Caritas Diocesana d’Assisi in quel periodo aveva bisogno anche di un sostegno concreto. È venuto quindi spontaneo dare al vescovo Domenico Sorrentino la nostra disponibilità per una presenza gratuita al Centro d’Accoglienza. Ed è così che è cominciata l’avventura di tre frati in mezzo ai poveri… arrivati con lo spirito di Papa Francesco che evidenzia come spesso i bisognosi sono discriminati: viene dato loro infatti il sostentamento per il corpo ma non si pensa a nutrire il loro spirito. Il nostro compito sarebbe stato allora principalmente di essere – in mezzo a loro – la Buona Novella dell’amore di Dio, l’annuncio che il Signore si china con tenerezza sulle loro ferite per consolarli.

Come mai è intitolata a Papa Francesco? 
Abbiamo proposto al Vescovo diversi nomi, ma “Casa Papa Francesco” ci è parso il più idoneo per vari motivi: è grazie all’esempio di Papa Francesco che ha aperto il cammino se noi adesso siamo lì, inoltre la nostra presenza vuole – molto umilmente – custodire e prolungare il gesto profetico e di tenerezza del Papa.

Perché risedere h24 insieme ai poveri? Non sarebbe sufficiente offrire ogni giorno dei servizi di accoglienza e di cura? 
I frati di fatto da sempre già si occupano di accogliere e curare i poveri in tutto quello che fanno: che sia in parrocchia o in santuario in questi anni abbiamo sempre visto i frati sen- sibili alle situazioni di povertà. Ma vivere in mezzo a loro è un’altra cosa… vuole essere un segno che loro – i poveri – sono davvero importanti e non dimenticati. L’amore è fatto di gesti concreti e non di parole: solo il mettere a disposizione totale dei poveri tre frati giovani, esponendoli totalmente alla fragilità e alle richieste di chi è senza nulla, poteva divenire un segno autorevole e credibile dell’amore di Dio. Nulla di meno sarebbe bastato. È segno che loro sono davvero importanti per la Chiesa e per noi frati nella Chiesa, che le loro vite non sono dimenticate… soprattutto che loro sono preziosi e al centro del cuore di Dio. Opere, non parole… d’altronde ce lo ricordava già san Giovanni (1Gv 3,18): “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”.

Luci e ombre, fatiche e bellezza di stare a Casa Papa Francesco
La luce è la luce che viene dal Vangelo, un Vangelo che Gesù stesso è venuto ad annunciare ai poveri. La luce è quella che ci dà la Parola di Dio ogni giorno, che ci sostiene e dà speranza in mezzo a tanto dolore, fatiche e assenza di gratificazioni. È la luce dell’amore di Dio che sostiene quotidiana- mente il nostro fragile amore. Sì, perché stare con gli ultimi sembra molto romantico da dire, ma vuol dire farsi carico di fragilità a cui spesso non c’è risposta, soffrire con chi soffre, non vedere vie d’uscita, portare il peso della loro aggressività, accettare di non avere risposte per tutti i bisogni, accettare di impegnarsi tanto per poi vedere tutto distrutto in un istante a causa della problematicità delle persone che ospitiamo. Infatti il vero problema delle persone che passano nei Centri d’Accoglienza perché senza casa è il disagio psicosociale: quasi tutte sono persone con un disturbo, di relazione con se stessi, con gli altri e la realtà, quindi incapaci di vivere nel mondo senza un sostegno e contenimento che spesso anche rifiutano. Capite allora che stare a contatto con queste realtà mette a dura prova la nostra psiche… ma anche la nostra fede e soprattutto la speranza e l’amore!

Come funziona questa casa: vivete di Provvidenza, avete il sostegno del Comune di Assisi?
Viviamo assolutamente di Provvidenza! E questa Provvidenza si chiama 8×1000 alla Chiesa Cattolica… Casa Papa Francesco ospita persone che non hanno diritto a nessun tipo di sovvenzione e non percepisce aiuti dallo Stato. È sostenuto interamente dalla Diocesi, tramite l’8×1000: è quindi un’opera di carità concreta che va avanti grazie a tanti cittadini che firmano per la Chiesa Cattolica e che qui vedono che i loro soldi sono realmente spesi bene per i poveri. Questo bisogna sottolinearlo! Con l’8×1000 la Chiesa aiuta tanti italiani, nostri cittadini che altrimenti sarebbero abbandonati! E allora non ci dimentichiamo di firmare, un piccolo gesto ma che conta molto.

C’è qualche episodio che vi piace ricordare come segno profetico della presenza della misericordia di Dio Padre?
La mentalità comune pensa solitamente che Dio si manifesti nei successi pastorali o di vita o nelle cose positive eclatanti: ma noi crediamo che il vero segno profetico di Dio siano proprio i poveri, nella loro irrecuperabilità e incorreggibilità, nel loro dolore e fragilità estrema. La fragilità è il segno profetico, e il suo riconoscimento e accoglienza, il prendersene cura. Come Gesù a Betlemme o Gesù in croce, luoghi teologici dove nessuno mai avrebbe riconosciuto Dio, così anche noi siamo chiamati a riconoscere e gridare al mondo la presenza di Dio in quell’umanità umile, nascosta e ferita… mentre tutto il mondo rincorre l’efficienza, il successo, la piacevolezza, l’apparenza e la comodità. Qui tante cose che fai per i poveri sono piccole, inutili, o apparentemente inutili, scomode e non piacevoli: ma siamo chiamati a testimoniare che davanti a Dio mai l’amore è inutile anche se viene rifiutato o non va a buon fine, che ciò che è fatto a questi piccoli – come ad ogni “piccolo” – in realtà è grande (cfr. Mt 25), che scomodarsi per caricarsi dei pesi delle persone in difficoltà vale più di una vita di egoistica comodità (“cristiani da salotto”, come dice Papa Francesco) e che ogni uomo è importante, anche se non è piacevole o appariscente o se è faticoso stargli vicino. Per questo stare qui ci spinge ogni giorno a convertirci, ad uscire da una logica mondana di cui siamo inquinati e ad imparare a guardare al mondo sempre più con gli occhi di Dio, con gli occhi della fede.

E se qualcuno volesse partecipare alla “missio” di questa struttura?
Potete sostenerci con la preghiera, che davvero è l’arma vincente di ogni opera cristiana (Sal 126): “Se il Signore non costruisce la casa invano faticano i costruttori…”!), e conoscere tutte le iniziative sul sito.

 

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