Cittadinanza onoraria per la pace, a tutti i sopravvissuti italiani alla shoah

Cittadinanza onoraria per la pace, a tutti i sopravvissuti italiani alla shoah

Il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità la decisione di conferire la cittadinanza onoraria per la pace a tutti i sopravvissuti italiani alla Shoah, cioè coloro che sono tornati dai campi di sterminio (elenco fornito dalla Ucei – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).

Prima del dibattito, il sindaco Stefania Proietti ha illustrato le motivazioni alla base del conferimento che è contemplato dallo statuto comunale di Assisi (in particolare l’art 1 comma 16 stabilisce di concedere, ogni anno, la cittadinanza onoraria per la pace a persone italiane e straniere che abbiano acquisito meriti particolari per la promozione della pace nel mondo). Tra l’altro ha ricordato che nel 2004 il presidente della Repubblica conferì la Medaglia d’oro al merito civile alla Città di Assisi con la seguente motivazione: “Con spirito cristiano ed encomiabile virtù civile, durante l’ultimo conflitto mondiale, si distinse per particolari iniziative e atti umanitari che evitarono la distruzione di un inestimabile patrimonio artistico, e consentirono la salvezza di numerosi perseguitati politici, ebrei, profughi e sfollati, nonché la cura di migliaia di feriti di ogni nazionalità, ricoverati nelle strutture sanitarie cittadine. Splendido esempio di amore per il prossimo e di solidarietà tra i popoli”.

L’ impegno nasce dall’esempio dato da tanti assisani benemeriti, che durante il secondo conflitto mondiale misero in salvo circa 300 ebrei, arrivati in Assisi dopo l’8 settembre del 1943. La storia della medaglia d’oro al merito civile, ripercorsa nel Museo della Memoria presso il Santuario della Spogliazione, è stata scritta  da tanti  religiosi: il vescovo Giuseppe Placido Nicolini, coadiuvato dal clero diocesano guidato dal canonico don Aldo Brunacci; la superiora delle Clarisse di San Quirico, suor Giuseppina Biviglia; la superiora delle suore Stimmatine, suor Ermella Brandi; il frate minore padre Rufino Niccacci, padre guardiano del convento di San Damiano; padre Michele Todde, frate conventuale del Sacro Convento di Assisi, che nascose gli ebrei nei sotterranei e sul campanile di San Francesco. Da tanti laici come i tipografi Luigi e Trento Brizi, che nel loro laboratorio di piazza Santa Chiara stamparono centinaia di documenti d’identità falsi che permisero di salvare decine di famiglie nascoste nei conventi; l’artista assisano Maceo Angeli e molti altri.  Fondamentale fu la complicità dell’allora podestà Arnaldo Fortini, oltre che del colonello medico tedesco Valentin Muller e di due ufficiali – il colonnello Paolo Gay e il tenente Antonio Podda. L’organizzazione clandestina di Assisi era in stretto collegamento con la Curia di Firenze, dove il cardinale Elia Dalla Costa chiese al grande Gino Bartali, di venire ad Assisi per prendere i documenti falsi per gli ebrei nascosti nel capoluogo toscano e “Ginettaccio”, fingendo di allenarsi, con la sua fama, riuscì a passare i posti di blocco dei tedeschi che non trovarono mai quei documenti falsi, nascosti nella canna della sua bicicletta. Il vescovo Nicolini, don Aldo Brunacci, suor Giuseppina Biviglia, suor Ermelita Brandi, padre Rufino Nicacci, Luigi e Trento Brizi, Gino Bartali sono stati nominati “Giusti tra le nazioni”, presso lo Yad Vaschem di Gerusalemme.

Il sindaco ha anche ricordato che il 13.06.2018 è stata deliberata l’adesione della Città di Assisi all’Associazione “Città per la Fraternità”  e il 27.11.19 è stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale, l’impegno a  sostenere il percorso della commissione  del Senato della Repubblica contro il razzismo e l’antisemitismo e in particolare  a coltivare la memoria  contro tutti i totalitarismi,  contro i crimini compiuti nelle guerre, contro le leggi razziali, contro la persecuzione degli ebrei e in ricordo della Shoah, dell’esodo di Giuliano-Dalmati,  dei massacri delle Foibe, e di ogni altro eccidio a danno di innocenti ed indifesi, collaborando con le associazioni, per la tutela e la valorizzazione della memoria, aiutando la ricerca storica, lo studio della storia contemporanea e l’educazione alla cittadinanza nelle scuole, in particolare attraverso la memoria dei sopravvissuti.

Al dibattito hanno partecipato Giorgio Bartolini (che ha sottolineato l’importanza dell’atto, proponendo di concedere la cittadinanza anche ad Aldo Calzolari che aveva suggerito il conferimento della medaglia d’oro), Luigi Bastianini (una scelta che va al di là delle posizioni politiche), Paolo Lupattelli (un segnale forte che proviene dalla città di Assisi a cui va dato  concretezza), Moreno Fortini (un plauso per aver dato pari dignità alla Giornata della Memoria e al Giorno del Ricordo), Federico Masciolini (importante che su questo tema non ci siano divisioni), Giuseppe Cardinali (compito di tutti avere memoria di quanto accaduto), Carlo Migliosi (da Assisi con questo atto si leva una voce ancora più forte per riaffermare il no a tutti i tipi di violenza), Simone Pettirossi (la pace vera deve partire dalla verità, dall’approfondire le genesi dei massacri della storia, dal distinguere le atrocità derivanti da legittimazioni).

Per tutti questi ragionamenti, il Consiglio Comunale ha approvato il conferimento della “Cittadinanza onoraria per la Pace della Città di Assisi” a tutti i sopravvissuti italiani alla Shoah con la seguente motivazione:

La Città di Assisi conferisce  la Cittadinanza onoraria per la Pace ai sopravvissuti italiani  alla Shoah, che subirono, ancora bambini, l’odio cieco delle leggi razziali e l’orrore dei campi di sterminio; e continuano oggi ad essere memoria viva, con la testimonianza e l’esempio di vita, affinché  non si ripetano mai più tali indicibili crudeltà.

Coloro che sono ancora oggi testimonianza vivente della immane tragedia delle persecuzioni razziali, e, contro ogni incomprensibile negazionismo, si sono adoperati per custodire e divulgare  la memoria di questa dolorosa pagina della nostra storia.

Coloro che, pur portando nel corpo, nella memoria  e nel cuore i segni dell’orrore vissuto, hanno promosso e diffuso i valori della fraternità, della tolleranza, del rispetto e dell’integrazione e combattono, con la testimonianza di vita e il racconto rivolto soprattutto ai giovani, il pericolo dell’indifferenza egoista.

Coloro che, avendo vissuto in prima persona la più efferata persecuzione, sono impegnati affinché le istituzioni siano vigili e sensibili ai temi del rispetto delle minoranze e della tolleranza tra popolazioni e religioni diverse e si adoperano instancabilmente nel chiedere, agli organi preposti, politiche attive per prevenire e debellare recrudescenze di antisemitismo e focolai di odio, intolleranza e discriminazione e per educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale.

La Città di Assisi conferisce la Cittadinanza onoraria per la Pace ai superstiti italiani dell’Olocausto, che con la propria testimonianza di vita, contribuiscono, ogni giorno, a coltivare la fraternità per costruire un  futuro fatto di collaborazione e difesa dei più deboli, per crescere nel bene reciproco, per “dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace” per rendere il nostro Paese un luogo migliore”.

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