Un pensiero devoto ai soldati di Assisani morti nella Grande Guerra [FOTO]

Un pensiero devoto ai soldati di Assisani morti nella Grande Guerra

da Mauro Loreti
Un pensiero devoto ai soldati di Assisani morti nella Grande Guerra.
 Permettete un momento di riflessione, una cartolina dal monte Piana (2.325 metri), alla cui sommità passa il confine tra il Veneto e la provincia autonoma di Bolzano, un tempo confine italo-austriaco, dal 1981 sede di un museo storico all’aperto con i resti di trincee e appostamenti del primo conflitto mondiale di 100 anni fa.

Stando in questi luoghi vengono in mente i tanti soldati del Comune di Assisi, nostri avi, sangue del nostro sangue, che ho tante volte “incontrato” spiritualmente nelle celebrazioni del 4 novembre, i quali vennero chiamati a prendere le armi e a perdere la vita in quell’assurdo conflitto, imposto da pochi uomini falliti, come lo sono stati tanti del loro rango nella storia umana, che avevano nella vanagloria umana l’unica ragione della loro miserabile esistenza.

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Chiamati da Dio ad avere la responsabilità sul popolo, irriguardosi lo costrinsero invece a combattere e morire. Avrebbero dovuto proteggerlo, invece si mostrarono padri cattivi che mandarono senza riguardo i propri figli alla carneficina.

Se solo si fossero confrontati con la maestosità delle montagne di quassù, avrebbero compreso in breve quanto sia piccolo l’uomo e quanto appaia frivola la sua arroganza. Come può l’uomo, che è un nulla di fronte al creato, basare il senso della sua vita sulla propria boria e il prestigio? Ma quale prestigio?! Prestigio di cosa, se oggi è, e domani non è più nulla, soltanto terriccio, e nulla dipende da lui? Perché ancor oggi non si comprende la verità?

Il monte Piana, come tanti altri luoghi di combattimento, è il paradigma dell’assurdità della guerra e, a maggior ragione, il paradigma dell’inutilità stessa della guerra. Una guerra combattuta da uomini che, quasi tutti, non sapevano nemmeno perché e per chi stavano massacrandosi.

Uomini che, soprattutto quassù, parlavano spesso la stessa lingua e provenivano da paesi vicini: Tirolesi, Ampezzani e Cadorini, con l’unica sfortuna di trovarsi lungo un confine che, popolarmente, confine non era mai stato, ma luogo di scambio e di affari, di osmosi culturali. Fu una guerra tra parenti, generalmente fra uomini che avrebbero voluto starsene altrove, fra l’altro con l’impero Austro-Ungarico ormai alle strette, che già aveva perduto molti dei migliori soldati tra le praterie della grande Russia.

Ma qualche gerarca patetico e irresponsabile, soprattutto da parte Italiana (gli Austriaci inizialmente provarono a non farla la guerra), si illuse di una facile vittoria e di ampie annessioni territoriali, mentre la guerra mostrò tutta la sua bestialità con massacri di uomini e vittoria di nessuno.

Ben 14.000 ne morirono solo in questo piccolo pezzo di terra d’altura. Si combatteva tra montagne dove non c’era niente da conquistare, piegati spesso dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto delle valanghe. Di tutta questa assurda carneficina, fra chilometri di trincee, tunnel e gallerie, ci resta il rispetto e l’onore per i combattenti, senza alcuna distinzione di schieramento.

A est il Carso e Caporetto, a sud le rive del Piave, furono i palcoscenici tremendi e assurdi di una guerra alla quale anche i contadini delle nostre terre d’Assisi furono costretti a dare la materia prima perché si potesse recitare, cioè la propria carne; quegli stessi uomini che avrebbero volentieri bevuto un buon bicchiere di vino insieme al “nemico”.

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Oggi siamo qui, Francesi, Tedeschi, Austriaci, Serbi, italiani, a berlo questo bicchiere di vino! Ci guardiamo in faccia attoniti e quasi increduli di tanta barbarie. I nostri caduti Assisani, nostri sfortunati concittadini, insieme ai milioni di caduti di ogni nazionalità che questi e tanti altri luoghi di dolore commemorano, di tutte le guerre, alzano unanimi dal silenzio assordante di langhe ormai abbandonate, un grido straziante e lucidamente inconfutabile, scende giù impetuoso per la penisola infrangendosi sulla fertile costa che d’alto monte pende, innalzandosi così imperioso e con ancora più forza dalle braccia protese di Francesco, di Chiara, e tanti altri nostri Santi concittadini, raggiungendo, scuotendolo con un brivido, il Cielo stesso: MAI PIU’!!!

 

1 Commento

  1. Egregio Loreti, chi non sottoscriverebbe le sue esternazioni riguardo la malvagità di tutte le guerre? Però …. E già c’è un però. Ha mai sentito parlare di amor patrio? Ha mai sentito parlare di sacri confini? Ha mai sentito parlare di volontari. Proprio così moltissimi “giovani” partirono volontari per difendere i confini della propria patria, ben consapevoli di andare contro ad una tragica fine, armati solo del sacro fuoco che ardeva nelle loro vene per la propria terra. Detta da lei sembra che un gruppo di ignari sprovveduti fossero stati mandati allo sbaraglio da avidi tiranni. Le cose, come ben sa, sono molto più complicate di come le ha descritte. No, caro amico, e lasciamo da parte per una volta, Nostro Signore. Questi uomini sono EROI che si sono lucidamente immolati per tutti noi, per il nostro futuro per i nostri figli. Pensi solo che dove adesso lei sta beatamente in vacanza, si parlerebbe un’altra lingua, ci sarebbero altre tradizioni, si dovrebbe chiedere il permesso ad altri popoli. Viva i ragazzi del 98’!!!!!!

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