Mostra Assisi Amata Città, la sua arte, un tuffo al cuore

Mostra Assisi Amata Città, la sua arte, un tuffo al cuore

Mostra Assisi Amata Città, la sua arte, un tuffo al cuore

di Ginevra Angeli
Il 6 gennaio 2019 la Mostra ha chiuso i battenti dopo l’apertura del 2 ottobre 2018. ENZO MORELLI “celebre ignoto del novecento” con la Mostra Assisi Amata Città ci apre il suo animo, la sua poesia, la sua arte: un tuffo al cuore. E così ci siamo ricordati che tanto ignoto non era e siamo andati a ricercarlo. A Bagnacavallo, sua città natale, il bellissimo Museo delle Cappuccine è in parte a lui dedicato; poi abbiamo scavato nella sua intensa vita di artista e di uomo e letto le sue poesie. Una in particolare lo identifica:

Io ero nato per disegnare
Con i sassi sui sassi
Gli alberi, i colli, lo spazioso mare
E i fiori e la donna
Nuda come l’albero
Profonda come il mare
Bella come il fiore
Liscia come il sasso.
Io ero nato per disegnare
Sui sassi
Che la pioggia avrebbe lavato.

Il tema principale della Mostra “L’Arte della Conciliazione” è la Sala della Conciliazione, che dà il titolo all’evento, secondo la volontà del podestà Arnaldo Fortini che, nella celebrazione del 7° Centenario Francescano, voleva una Sala degna della Città di Assisi ormai divenuta un “faro mondiale” e meta di personalità illustri. Conciliazione in memoria dei primi passi avvenuti in Assisi tra il Card. Merry del Val e il Ministro Fedeli e che condussero alla firma dei Patti Lateranensi. Fortini affermava il significato della parola “Conciliazione” nella predicazione di Francesco che conduce alla Pace.

In effetti la Mostra ha due momenti ben distinti

In effetti la Mostra ha due momenti ben distinti: il primo presenta gli affreschi in alto, il visitatore alza lo sguardo e vede o rivede le pitture (quelle mancanti ricreate con un video multimediale). Il secondo tema in basso è la mostra vera e propria fatta dai disegni e dalle pitture di Morelli moderno.

Rimembrare com’era la Sala della Conciliazione e le sue pitture suscita una malinconia dolorosa per come gli uomini e le disgrazie l’abbiano ridotta. Un Sala che era il fiore all’occhiello del Comune di Assisi. Quale altro ne aveva una così imponente nella sua architettura globale neogotica, di un magnifico falso antico.

Morelli tutto ha studiato e meditato

Morelli pieno di dubbi nella realizzazione degli affreschi per poter essere quanto mai aderente allo spirito mistico medievale. Ci è riuscito pienamente infatti nelle bellissime pitture di San Francesco orante circondato dai Santi Protettori di Assisi e sopra di essi il testo del Cantico delle Creature. E poi l’intuizione di usare come modelli i volti degli assisani e poi lo stile, la staticità della pittura medievale, la ieraticità di Giotto e di Piero della Francesca, suoi amati pittori, mediata con la modernità del suo animo.

E’ in questa Sala così concepita che si potevano con onore ricevere le personalità illustri ospiti della nostra Città. La foto del manifesto logo della Mostra ritrae appunto Morelli ancora con i pennelli in mano e l’espressione del viso che denota il logorìo interiore del suo animo di pittore moderno e la raffigurazione iconica dei Santi che lo sovrastano e i volti della parete di fronte. Infatti la lavorazione fu lunga e sofferta.

Morelli fece non poco inquietare Fortini giacché l’opera non giungeva mai a compimento, dedito com’era agli “ozi capuani”adagiato ai piaceri di Assisi e all’amicizie dei suoi abitanti che tanto lo amavamo e stimavano. Poi ogni tanto spariva per altri impegni artistici al Nord e collaborazioni giornalistiche.

Un pittore moderno e giovane Morelli, lo si evince nei quadri e nei disegni esposti che percorrono il periodo della sua permanenza in Assisi che chiamava Amata Città dalle “pietre che sanno di pane caldo”. Era giovane e bello, con gli occhi di un giovane vedeva l’Assisi con l’entusiasmo dell’artista poeta, Assisi che il tempo aveva reso decadente e povera. Oggi possiamo solo immaginare quale meraviglia abbia suscitato la Sala a lavoro terminato. Tutto era perfetto: i personaggi dipinti sulle pareti, il soffitto a cassettoni, il panneggio delle pareti, le finestre e le sedie… una vera emozione medievale, una magia.

Che figura con gli illustri visitatori ricevuti in questa Sala che restavano incantati. Poi… la catastrofe! Un amministratore propone di “cancellare quei bambocci”, poi le infiltrazioni di pioggia dal tetto e colpo finale il terremoto. Gli “idioti” che la chiamano “idiota” (povero Morelli!) dicono che questa catastrofe sia un bene. Si imbiancano i panneggi delle pareti e i decori delle finestre cancellando l’originale, le sedie “brutte e scomode” anch’esse in stile neogotico come i tavoli vengono disperse…

In verità erano tante! Alcune sono oggi nei cessi pubblici…

Noi, fedeli all’estetica crociana, ammiriamo in Assisi, oltre la Sala della Conciliazione di Morelli, la testimonianza della pittura degli anni ‘20/’30. Nei locali della piazza del Comune, Ufficio Turistico e Sala dell’Artigianato, il pittore Adalberto Migliorati con la sua arte “maschia e virile” rispecchia l’epoca storica e politica, ed è personale e bellissima! Una lezione di Storia.

Nonostante gli errori del tempo e degli uomini, la Sala della Conciliazione emana ancora il primitivo fascino grazie anche alla geniale professionalità dell’architetto Andrea Dragoni: egli appena entrato nella Sala così com’è oggi ne ha recepito il fascino e allestendo la Mostra l’ha restituita di nuovo viva ai numerosi visitatori. La loro meraviglia si è unita a quella degli attuali amministratori quando si sono resi conto com’era in origine la Sala della Conciliazione. In sordina trapelava una parola: RESTAURO.

 

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