Il Mortaro, la rocca e il tempo perso ad Assisi

 
Chiama o scrivi in redazione


Il Mortaro, la rocca e il tempo perso ad Assisi

Il Mortaro, la rocca e il tempo perso ad Assisi

Il Mortaro è stato una “buca”?

Mi ha ricordato Eugenio Guarducci che lui, nel 2017, era salito, con la proposta di “Universo”, non solo agli Stazzi ma anche al Mortaro.
Io gli ho ricordato, a mia volta, che la salita fino alla famosa “buca” posta in cima al Subasio era stata oggetto, per usare eufemismi, di qualche disguido organizzativo, poi volutamente forzato, e che il risultato di tutta l’operazione, come si vede dalle foto che Guarducci ha voluto  ripubblicare a commento di un mio post, era stato di un’affluenza di pubblico al Mortaro minimale e di nicchia, radicalmente di nicchia, un po’ simile a quelle che siamo costretti a vedere in tempi di Covid.

Alla fine, è stato spettacolo. Tardi?
Questo episodio innesca una riflessione sul presente.
Assisi, finalmente, ha scoperto che, intanto, rimandando l’ascesa spettacolare vera al Subasio, si può andare con gli eventi fino alla Rocca Maggiore.
Lo ha scoperto, però, nel momento più sfortunato e frustrante di tutto questo ultimo quinquennio di amministrazione comunale: durante la pandemia del 2020.
Vale a dire che, per tre anni, qualcuno, in città,  si è baloccato un po’ troppo, accampando la scusa della proposta “universale”, con offerte culturali malamente inserite dentro scenari urbani inadeguati o male interpretati.
Solo l’emergenza sanitaria e la scomparsa dalla scena di algidi consiglieri culturali hanno fatto emergere l’ovvietà di dovere e potere abbinare nomi di richiamo dello spettacolo nazionale a luoghi scenograficamente sicuri e in qualche modo protetti.

Se sia stato “meglio tardi che mai” potremo dirlo solo fra un anno.

Aspettando un bilancio
Abbiamo visto cose e modelli organizzativi, beninteso, sperimentati largamente altrove da molti anni e quasi mai portati ad Assisi.
Cose sulle quali Assisi si è fatta dare una mano dalla vicina Perugia.
Modelli che hanno funzionato fino all’anno scorso, che qualche rendita marginale, forse, sono in grado di assicurarla anche quest’anno, sul cui funzionamento per il futuro qualche riflessione bisognerà cominciare a farla fin da adesso.
Quest’anno – conti e resoconti a parte,  che qualcuno,  alla fine, vorrà dare  alla città – ce la caviamo col valore simbolico della resistenza al virus, con il segnale di un riscatto culturale di fronte alla pandemia, con la storia della coesione di imprenditori culturali della città con relative associazioni e clero al seguito,  con immagini “effetto pienezza” che mostrano, alla Rocca, platee Covid compatibili a dispetto di nubifragi e ventosità varie che, alla fine di agosto, possono sempre capitare e che alla Rocca sono ancora più pungenti e al limite della sopportabilità.

Il lavoro che attende il prossimo sindaco
Quest’anno è andata così.
A parte, però, la questione per me fondamentale e quest’anno ignorata della necessità  di fare un cartellone nel quale stiano insieme eventi acquistati e eventi prodotti in città, rimane il nodo dell’investimento su formule organizzative che funzionavano prima del Covid e che è tutto da dimostrare che continuino a funzionare, senza essere riformate in una qualche maniera, anche dopo il Covid. La nuova amministrazione del 2021 avrà molto da lavorare per verificare questi investimenti, per recuperare il tempo e le risorse persi con “Universo” e, già che ci siamo, non solo con gli eventi spettacolari ma proprio con l’utilizzo del delicato maniero della Rocca.

da Maurizio Terzetti

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*