Colussi, da Petrignano a Fossano e ritorno, le spese le pagano i lavoratori

Colussi, da Petrignano a Fossano e ritorno, le spese le pagano i lavoratori

Colussi, da Petrignano a Fossano e ritorno, le spese le pagano i lavoratori Neanche dieci mesi dopo l’ultima ondata di licenziamenti, che ha lasciato a casa sessanta lavoratori nel silenzio colpevole dei sindacati confederali e di base, la Colussi torna ad assumere. Ma la vera notizia è che si tratta di assunzioni con contratti interinali tramite agenzia, modalità che consente all’azienda di mettere i costi a bilancio come costi di servizio: una truffa spudorata ai danni dei lavoratori che a febbraio scorso avevano accettato durissimi sacrifici pur di consentire all’azienda di continuare l’attività.

Il balletto di licenziamenti e riassunzioni messo in scena dalla Colussi non coinvolge soltanto i lavoratori umbri. L’azienda, infatti, dopo aver deciso di “delocalizzare” una delle produzioni dallo stabilimento di Petrignano a quello di Fossano, in Piemonte, ha nuovamente spostato linea in questione a Petrignano. Ci si sarebbe aspettati la riassunzione di lavoratori con esperienza e addestramento adeguati. Al contrario, l’azienda riassume lavoratori con contratto interinale che, vale la pena di sottolinearlo, non vanno a coprire picchi di produzione dovuti alle festività: la Colussi non produce pandori e panettoni, e quindi l’utilizzo di questa modalità di assunzione non ha alcuna giustificazione se non una spregiudicata ricerca del massimo profitto.

Le motivazioni delle scelte aziendali sono evidenti: oltre ai vantaggi economici, la cosiddetta flessibilità consente di disfarsi a piacimento delle maestranze, rese ricattabili dalla precarizzazione, tagliando fuori dipendenti sindacalizzati e tutelati, che risultano troppo onerosi. Una strategia volta a massimizzare i profitti sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie; una pratica ingiusta e moralmente inaccettabile, resa legittima dalle leggi approvate da governi di centrodestra e centro sinistra, con la complicità dei sindacati concertativi.

Questa vicenda, oltre a mettere a nudo la drammatica inadeguatezza dei sindacati, incapaci di contrastare strategie il cui unico obbiettivo è l’insaziabile ricerca del profitto a tutti i costi, smaschera la logica del “siamo sulla stessa barca”, usata dai dirigenti aziendali per indurre i lavoratori a sobbarcarsi tutto il peso di crisi aziendali che spesso e volentieri sono tutte da dimostrare.

Per contrastare questa deriva, è fondamentale che i lavoratori prendano coscienza del fatto che non sono possibili alleanze con la classe padronale. Solo uniti i lavoratori possono realmente contrastare l’attacco ai loro diritti sferrato dalle aziende con la complicità della politica e dei sindacati.

Il Partito Comunista è da sempre in prima linea e lotta affinché i lavoratori prendano coscienza del fatto che l’unico argine all’egoismo e allo sfruttamento da parte dei padroni è l’unità della classe lavoratrice. Non è più tempo di battaglie di retroguardia e di accordi al ribasso: solo la lotta paga.

Partito Comunista – Perugia

 

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